GIACOMO FAVRETTO

PITTORE VENEZIANO

 

 
 
 

 
Venezia nell’Ottocento

Venezia durante l’Ottocento si trova in umiliante situazione del tutto particolare sotto la dominazione austriaca, dopo le vicissitudini napoleoniche seguite alla sua caduta come Repubblica Serenissima nel 1797. L’unione con l’Italia nel 1866 determina la liberazione da un incubo: Venezia in questa posizione di povertà e di prostrazione comincia a ricostruire anno per anno la nuova realtà di provincia italiana indipendente.
Gli artisti più importanti dell’Ottocento a Venezia ebbero destini diversi: Canova, Hayez, Favretto, Zandomeneghi, Ciardi, Nono, perché giudicati su un diverso piano culturale.
Ma Favretto non si può intendere se non in quello popolare, in una posizione del tutto mutata rispetto agli artisti veneti delle altre epoche e perciò per individuarlo in piena luce bisogna entrare nello spirito della città nella sua epoca. Ci accorgiamo che l’Ottocento è molto lungo con diversi aspetti, ma è necessario cogliere quello dei vent’anni in cui lavorò Favretto esattamente dal 1866, da quando era tra i banchi di scuola diciasettenne, a quando morì nel 1887, a trentotto anni.

 

Cenni biografici

La bibliografia di Giacomo Favretto è piuttosto scarsa e, se da un lato è sufficiente ad inquadrare l’artista e la funzione della sua opera, dall’altro è scarna ed imprecisa su quanto riguarda la vita.
Figlio di Domenico Favretto, modesto falegname, e di Angela Brunello, il pittore nacque a Venezia l’11 agosto 1849.
I primi insegnamenti gli furono impartiti dal conte Antonio de’Zanetti, e dallo zio di questi, il pittore Gerolamo Astolfoni.
Purtroppo la miseria in casa Favretto era grande, e s’imponeva la necessità che anche il ragazzo si guadagnasse il pane. Fu quindi fatto entrare come garzone in una bottega di cartolaio. Lì, nelle ore di quiete si dilettava a delle figurine di persone e di animali che con la matita disegnava, o con innata abilità coglieva i profili dei clienti che frequentavano la cartoleria.
Questi schizzi un giorno furono notati da un certo Vincenzo Favenza, antiquario, che li ammirò tanto da insistere col padre del giovane ed ottenere che gli assicurassero un’educazione artistica.
Fatto un esperimento presso lo studio del pittore Antonio Vason, dove apprese le prime nozioni di pittura, Favretto entrò quindi all’Accademia di Belle Arti.
Entrato nel novembre del 1864, continuerà a frequentare l’Accademia fino al1877/’78, anche dopo la conclusione degli studi nel 1870.
Intanto la fama della sua genialità cominciava ad uscire dalla piccola e chiusa Venezia.
Scrive Boito (<Nuova Antologia>, 1874): “Nei veneti ci sono due novellini eccellenti, Giacomo Favretto e Luigi Nono…”.
Gli anni a seguire sono tutti di sviluppo per la fama dell’artista, anche se la sua gracilità fisica lo condizionò non poco.
Dai primi quadri fu un continuo progredire, mer
Durante tutti i suoi anni di studio, Favretto si distinse sempre onorevolmente, come dimostrano i premi conseguiti nell’anno accademico 1869/1870.
Nasce a Venezia il “Verismo”, che vedrà in Favretto il maggiore artefice, l’iniziatore, e che probabilmente con la sua morte, nel 1887, in un certo senso chiuderà questo capitolo della pittura veneziana.
Nel 1873 un nuovo capolavoro, La lezione di anatomia, in cui viene risolto attraverso rapporti cromatici e di prospettiva del tutto nuovi.itandosi parecchi primi premi ed i suoi dipinti erano richiesti da privati e commercianti, anche stranieri.
Con “La finta ammalata”, tratta da una commedia di Goldoni, si apre un nuovo capitolo nella sua pittura e, se il soggetto sarà spesso motivo di polemica, non dobbiamo mai dimenticare la qualità pittorica dell’opera, resa da Favretto in maniera coloristica del tutto singolare e personale.
Poiché possedeva una notevole memoria visiva, svolgeva il proprio lavoro senza necessità di alcun modello, dipingendo tutto a memoria.
Nonostante la gloria e la ricchezza non avevano intaccato minimamente il suo spirito ed egli rimase mite e modesto come sempre. Nel 1884 inviava all’Esposizione di Torino cinque quadri, che ottennero un lusinghiero successo di critica e pubblico. Sempre in questo periodo dipingeva quadri famosi come El liston, prezioso studio compositivo ispirato al costume settecentesco, Dopo il bagno, La zanze, La Nina, Susanna e i vecchioni, El me dise rossa mia, Caldo, tanto per citare i più significativi.
La sua breve carriera terminò durante l’Esposizione di Venezia del 1887, che fu per lui un vero trionfo.
Non scampò alla febbre tifoide e morì il 12 giugno 1887.
Termina così con Favretto, un capitolo glorioso della pittura veneziana dell’Ottocento.

 

 
DIPINTI

 

Lezione di anatomia
1873, olio su tavola, cm 43x27

In pinacoteca
1874/’75, olio su tavola, cm 28x18

La moglie gelosa
1876, olio su tela, cm 80x62

La raccolta del riso nelle terre del basso veronese
1878, olio su tela, cm 44x67,5

Interno di stalla con cavalli
1879, olio su tela, cm44,5x67

Donne in chiesa
1876/'77, olio su tela, cm 123,5x86

Busto di popolana
1883, olio su tela, diametro cm 37

La Nina
1884, olio su tela, cm 95x58

Liston moderno
1887, olio su tela, cm 82,5x162,5

Traghetto della Maddalena
1887, olio su tela, cm 158x268


DISEGNI E ACQUERELLI
La serie di disegni di Favretto che vengono pubblicati indicano la straordinaria versatilità dell’artista nell’espressione grafica che gli nasceva naturale come il respiro. Dai primi saggi accademici alle ultime opere compiute nel 1887, Favretto si rende riconoscibile per un profondo attaccamento alle figure, mentre sono rari i paesaggi e le nature morte.

 

 

Autoritratto
carboncino su carta, mm 190x125

Giardino a Parigi
1878, china e acquerello su carta, mm 230x290

 

Primi passi
acquerello su carta, mm 240x370

 

 

Passeggiata in piazzetta
china su carta, mm 9,5x16,5

Ritratto della sorella
china su carta, mm 70x50

Cara cocola
china su carta, mm 200x130

Figura femminile con ventaglio
China su carta, mm 270x194