Cenni
biografici La bibliografia di
Giacomo Favretto è piuttosto scarsa e, se da un lato è
sufficiente ad inquadrare lartista e la funzione
della sua opera, dallaltro è scarna ed imprecisa
su quanto riguarda la vita.
Figlio di Domenico Favretto, modesto falegname, e di
Angela Brunello, il pittore nacque a Venezia l11
agosto 1849.
I primi insegnamenti gli furono impartiti dal conte
Antonio deZanetti, e dallo zio di questi, il
pittore Gerolamo Astolfoni.
Purtroppo la miseria in casa Favretto era grande, e simponeva
la necessità che anche il ragazzo si guadagnasse il pane.
Fu quindi fatto entrare come garzone in una bottega di
cartolaio. Lì, nelle ore di quiete si dilettava a delle
figurine di persone e di animali che con la matita
disegnava, o con innata abilità coglieva i profili dei
clienti che frequentavano la cartoleria.
Questi schizzi un giorno furono notati da un certo
Vincenzo Favenza, antiquario, che li ammirò tanto da
insistere col padre del giovane ed ottenere che gli
assicurassero uneducazione artistica.
Fatto un esperimento presso lo studio del pittore Antonio
Vason, dove apprese le prime nozioni di pittura, Favretto
entrò quindi allAccademia di Belle Arti.
Entrato nel novembre del 1864, continuerà a frequentare
lAccademia fino al1877/78, anche dopo la
conclusione degli studi nel 1870.
Intanto la fama della sua genialità cominciava ad uscire
dalla piccola e chiusa Venezia.
Scrive Boito (<Nuova Antologia>, 1874): Nei
veneti ci sono due novellini eccellenti, Giacomo Favretto
e Luigi Nono
.
Gli anni a seguire sono tutti di sviluppo per la fama
dellartista, anche se la sua gracilità fisica lo
condizionò non poco.
Dai primi quadri fu un continuo progredire, mer
Durante tutti i suoi anni di studio, Favretto si distinse
sempre onorevolmente, come dimostrano i premi conseguiti
nellanno accademico 1869/1870.
Nasce a Venezia il Verismo, che vedrà in
Favretto il maggiore artefice, liniziatore, e che
probabilmente con la sua morte, nel 1887, in un certo
senso chiuderà questo capitolo della pittura veneziana.
Nel 1873 un nuovo capolavoro, La lezione di anatomia, in
cui viene risolto attraverso rapporti cromatici e di
prospettiva del tutto nuovi.itandosi parecchi primi premi
ed i suoi dipinti erano richiesti da privati e
commercianti, anche stranieri.
Con La finta ammalata, tratta da una commedia
di Goldoni, si apre un nuovo capitolo nella sua pittura
e, se il soggetto sarà spesso motivo di polemica, non
dobbiamo mai dimenticare la qualità pittorica dellopera,
resa da Favretto in maniera coloristica del tutto
singolare e personale.
Poiché possedeva una notevole memoria visiva, svolgeva
il proprio lavoro senza necessità di alcun modello,
dipingendo tutto a memoria.
Nonostante la gloria e la ricchezza non avevano intaccato
minimamente il suo spirito ed egli rimase mite e modesto
come sempre. Nel 1884 inviava allEsposizione di
Torino cinque quadri, che ottennero un lusinghiero
successo di critica e pubblico. Sempre in questo periodo
dipingeva quadri famosi come El liston, prezioso studio
compositivo ispirato al costume settecentesco, Dopo il
bagno, La zanze, La Nina, Susanna e i vecchioni, El me
dise rossa mia, Caldo, tanto per citare i più
significativi.
La sua breve carriera terminò durante lEsposizione
di Venezia del 1887, che fu per lui un vero trionfo.
Non scampò alla febbre tifoide e morì il 12 giugno 1887.
Termina così con Favretto, un capitolo glorioso della
pittura veneziana dellOttocento.
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